Lo stabilimento Fiat di Melfi

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Lavoratori e Lavori - Politiche Aziendali

di Alessandro Cardulli da Dazebao.org 12 ago 2010 - Camusso (Cgil) invita alla riflessione: i problemi non si affrontano con i licenziamenti. Dal Lingotto viene invece riproposta la linea dell'attacco ai diritti. Il capo cislino più oltranzista dei padroni.

"Una sentenza molto positiva, che riconosce la legittimità delle nostre affermazioni. Il segno per tutti che è tempo di tornare a discutere, di risolvere i conflitti: i problemi aperti con la FIAT non possono essere affrontati con i licenziamenti, usando le aziende come caserme e cercando di impedire la libertà di scelta dei lavoratori". Così Susanna Camusso, vicesegretario generale della Cgil in una intervista a L'Unità commenta la sentenza che ha condannato la Fiat a riassumere i tre lavoratori licenziati a Melfi. Atteggiamento antisindacale: una motivazione che lascia pochi dubbi in chiunque voglia riflettere e ragionare. Ma la Fiat punta invece ad acuire lo scontro,non accetta quanto affermato dal magistrato sulla base di precise testimonianze.

Sempre la Camuso si rivolge a Cisl e Uil: " Non parlano mai delle responsabilità del governo - dice-però sulla vicenda FIAT e contratto nazionale hanno sollevato molti dubbi. Anche per loro la questione rappresenta un problema. Posso solo sperare che l'estate porti consiglio". E arriva una risposta di inaudita violenza contro la Fiom e la Cgil dal segretario generale della Cisl, Bonanni, ancora più oltranzista dei dirigenti della Fiat.

Bonanni offre, gratis, consigli al Lingotto

Di fronte alla virulenza di Bonanni, le tante provocazione, l'arroganza di Marchionne, diventano zuccherini, acqua fresca. Nella storia del sindacato italiano le fasi di divisione sono state, forse, più di quelle in cui si sono sviluppati processi di unità che anno consentito ai lavoratori di portare a casa significative conquiste. Mai, nei nostri ricordi, mai si era arrivati ai toni forcaioli, non c'è altro modo di definirli., usati dal segretario generale della Cisl intervista da Rai news. Bonanni ha intimato alla Fiat di non seguire la Fiom, ha fatto male- dice-a fare ricorso. Ma, fa subito capire, non perché si tratta di difendere dei lavoratori,. La Fiat deve evitare le trappole tese dalla Fiom che ha tutto l'interesse a fomentare la rissa. Più volte ha fatto ricorso a questo argomento, si fa per dire. La Fiom è un sindacato che non conta niente, i lavoratori non lo seguono, proclama scioperi che non hanno senso. Addirittura si permette di prendere iniziative di lotta per il premio di produzione che è cosa trattata da Cisl e Uil. Dimentica che gli scioperi su questo problema sono stati proclamati anche unitariamente.

Il padrone rilancia l'accusa di sabotaggio

La rissa servirebbe alla Fiom per confondere le acque, creare un clima di violenza in cui trascinare la Fiat. La trappola da evitare, appunto. Di fatto la responsabilità dei licenziamenti ricadrebbero sulla Fiom. I padroni avrebbero solo reagito al sabotaggio.Poi la chiusura finale chiamando in causa la Cgil che deve isolare la Fiom, mettere in un angolo, fustigare i dirigenti del sindacato nazionalmente maggioritario. 'L''intervistatore osa far presente che quando i sindacati sono uniti hanno più forza. Non sia mai. Uniti sì, ma a dettar legge siamo noi, la Cisl e se vuole la Uil. Con questa intervista Bonanni va oltre ogni limite, porta acqua al mulino della Fiat che, forse, prova qualche imbarazzo per questo abbraccio, lingua in bocca Comunque i dirigenti del Lingotto portano a casa la totale resa della Cisl,proprio mentre vanno all'assalto della sentenza pronunciata dal giudice del lavoro che ha clamorosamente smentito le motivazioni del licenziamento dei tre operai accusati di " sabotaggio".

Dal Lingotto, arriva l'annuncio del ricorso.

" La sentenza - a dire della Fiat - che non appare coerente con il quadro istruttorio già emerso, pur nella sommarietà degli accertamenti condotti." Poi si parla nella nota del Lingotto di " prove incontrovertibili del blocco volontario delle linee di montaggio, che ha determinato un serio pregiudizio per l'azienda, costringendola ad assumere doverosi atti di tutela della libertà di tutti i lavoratori e della propria autonomia imprenditoriale." Con la Fiat si schiera, ovviamente, il Tg1 delle 20 che - sottolineano i difensori dei tre operai - ha ignorato la notizia mentre il Tg2 dava la notizia ma presentava i lavoratori come coloro che avevano impedito il transito di nun carrello in occasione dello sciopero nella notte fra il 6 e il 7 luglio.

La sentenza: operai licenziati per un fatto non commesso

Gli avvocati Franco Focareta, Alberto Piccinini, Letizia Zuccherelli e Lina Grosso, che difendono i lavoratori ribadiscono che "non è stata la presenza degli scioperanti, circa cinquanta, tra i quali anche delegati di tutte le altre sigle sindacali, ad impedire il transito dei carrelli. Questi non sono ripartiti neanche quando gli scioperanti si sono allontanati". Il decreto del tribunale specifica infatti che "l'assenza di volontà diretta a creare un danno alla società resistente è ben evidenziata dalle dichiarazioni dei lavoratori presenti ai fatti. Dunque gli operai sono stati licenziati per un fatto che non hanno commesso". Dicono i legali che la cosa più grave "è che in una realtà aziendale come quella di Melfi, ove la Fiom non è neppure maggioritaria, in occasione di uno sciopero unitario contro un ingiustificato aumento unilaterale dei ritmi produttivi, si sia voluti colpire esclusivamente i rappresentanti del sindacato più conflittuale. Lo stesso gestore operativo, in occasione del suo interrogatorio, non ha saputo giustificare il fatto di aver puntato, quella notte, tra tanti scioperanti e tanti delegati sindacali presenti, proprio sull'unico delegato Fiom, considerando che l'altro è intervenuto successivamente".

Gli avvocati hanno anche messo in risalto quanto scritto dal giudice, Emilio Minio, a proposito della natura antisindacale dei provvedimenti: "Nel caso di specie - è scritto nel decreto - occorre considerare che i fatti posti a base della sanzione espulsiva sono maturati nel corso di un'astensione dal lavoro per ragioni economico-produttive, non contestata dalla Sata, e che il licenziamento ha interessato attivisti e militanti Fiom, organizzazione protagonista, a seguito di determinate scelte di politica industriale e di organizzazione del lavoro operate dal gruppo Fiat, in particolare con l'"accordo Pomigliano", di una serrata critica sindacale nei confronti di tutte le società facenti capo al gruppo medesimo". Una sola nostra considerazione: ma Bonanni ha letto le motivazioni della sentenza? Vogliamo sperare di no. Ma è solo perché la speranza è l'ultima a morire.

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Ultimo aggiornamento (Giovedì 12 Agosto 2010 16:40)

 

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