Fiat: ai tre operai reintegrati impedisce di lavorare
| Lavoratori e Lavori - Lotte e Vertenze |
Il Lavoro non è solo salario, ma Dignità. Per l'azienda Fiat i tre operai reintegrati nel posto di lavporo dal giudice, potranno fare attività sindacale in una saletta, ma non tornare al loro posto di lavoro i tre operai rientrati con una sentenza.
La direzione aziendale ha deciso di far uscire Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli. I legali della Fiom, dopo che un avvocato e un ufficiale giudiziario sono entrati in fabbrica, hanno avuto conferma che l'azienda accetterebbe la presenza degli operai a patto che i tre occupino una saletta e svolgano solo attività sindacale, senza tornare al lavoro sulle linee di produzione.
Una linea che punta solo a umiliare. Lina Grosso, legale della Fiom, intende presentare una denuncia penale alla Procura della Repubblica di Melfi (Potenza). «Quella della Fiat è una strategia autoritaria inaccettabile», attacca il segretario confederale del sindacato di Corso d'Italia, Vincenzo Scudiere. L'azienda viola «le più elementari regole democratiche», rincara il leader della Fiom-Cgil, Maurizio Landini, La Fiat replica: nostri provvedimenti legittimi, abbiamo fiducia nei giudici.
I tre operai licenziati dalla Fiat e reintegrati dal giudice del lavoro di Melfi hanno passato i tornelli che danno accesso alla stabilimento, ma sono stati immediatamente bloccati dai vigilantes che li hanno portati in un ufficio. Il turno di lavoro dovrebbe cominciare alle 14. L'entrata dei tre operai, due dei quali delegati Fiom, è stata salutata con un applauso dei lavoratori. Al momento non è dato sapere se potranno tornare alla catena di montaggio. L'azienda, infatti, ha invitato i tre lavoratori a restare a casa fino al 6 ottobre, giorno in cui è fissata l'udienza di appello. Contro l'azione della Fiat la Fiom-Cgil ha proclamato uno sciopero dalle 14 alle 16 nell'azienda di Melfi. L'astensione dal lavoro riguarda il secondo e terzo turno.
Davanti ai cancelli dello stabilimento sono presenti anche il coordinatore nazionale del settore auto della Fiom-Cgil, Enzo Masini, e il segretario della Fiom Basilicata, Emanuele De Nicola. «Spero di riuscire ad entrare perché voglio andare a lavorare». Marco Pignatelli, intervistato dalle tv, è il terzo dei tre operai dello stabilimento della Fiat di Melfi che il giudice del lavoro ha reintegrato con un decreto, condannando l'azienda piemontese per comportamento antisindacale per il licenziamento di luglio. La Fiat ha già fatto sapere agli stessi operai di volerli tenere a casa pur essendo disposta a stipendiarli, fino al 6 ottobre data dell'udienza per il ricorso presentato dalla stessa Fiat.
«Da quello che la Fiat ci ha scritto penso che non ce la faremo - dice Barozzino - se sarà così, vedremo di muoverci con denunce. C'è la disposizione di un giudice che dice che siamo reintegrati. Noi non abbiamo fatto niente. Cosa ci aspettiamo? Il 6 ottobre c'è la prima udienza del loro ricorso, spero che andrà bene». Fuori dallo stabilimento ci sono tre volanti dei carabinieri e due della polizia mentre sono in allerta i vigilanti dello stabilimento, oltre ad una telecamera allestita in un gabbiotto per riprendere eventuali incidenti.
L'avvocato Lina Grosso farà denuncia penale per la mancata esecuzione della sentenza di reintegro. Il legale della Fiom ha detto ai giornalisti anche chiederà al giudice del lavoro che ha riammesso i tre operai di «stabilire con esattezza le modalità del loro reintegro. È inaccettabile la posizione della Fiat, che vuole relegare i tre operai in una saletta sindacale, mentre il giudice li ha reintegrati nel loro posto di lavoro. In questo modo non si esegue la sentenza».
Per la Sata S.p.A. «non avvalersi della sola prestazione di attività lavorativa dei tre interessati, che costituisce prassi consolidata nelle cause di lavoro e che ha l'obiettivo di evitare ulteriori occasioni di lite tra le parti in causa, trova ampia e giustificata motivazione nei comportamenti contestati che si riflettono negativamente sul rapporto fiduciario fra azienda e lavoratori».
Dante De Angelis, ferroviere, già licenziato per due volte dalle Fs e poi reintegrato esprime solidarietà ai tre operai della Fiat di Melfi e afferma il suo valore per il lavoro: "Vorrei dire a Marchionne che il lavoro non serve esclusivamente per ricevere lo stipendio ma rappresenta un fondamentale diritto di cittadinanza, l'identità sociale e la dignità di una persona. A Giovanni, Antonio e Marco esprimo la vicinanza mia e quella dei ferrovieri, invitandoli a non desistere perché la loro battaglia riguarda molto da vicino tutti i lavoratori italiani e si pone a presidio della civiltà giuridica nel nostro Paese. Anche le FS, in occasione del mio primo licenziamento del 2006, hanno tentato di tenermi fuori dall'azienda garantendomi lo stipendio; una scorciatoia antidemocratica ed antisindacale molto insidiosa ma che con i compagni di lavoro abbiamo respinto con forza perché finalizzata a separare fisicamente i lavoratori tra loro e dalla realtà lavorativa e a neutralizzare la loro attività.
Mi domando anche quanti soldi di pubblicità dovrà spendere la Fiat per attenuare l'immagine crudele, autoritaria che ha assunto il suo marchio in Italia e nel mondo".










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