Romiti prende a schiaffoni Marchionne: “E’ su un crinale pericoloso”

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Lavoratori e Lavori - Cronache e Commenti

romiti_120qudi Alessandro Cardulli da Dazebao.org 28 ago 2010 - In una intervista al Corriere l'ex capo della Fiat afferma che è pericoloso dividere il sindacato. Melfi i tre operai andavano fatti rientrare in fabbrica. La contrapposizione di interessi fra operai e azienda ci sarà sempre. Letta l'intervista rilasciata ad Aldo Cazzullo dall' ex amministratore delegato della Fiat Cesare Romiti, ricordato come uno dei duri, quasi o più di Valletta, il che è tutto dire, viene voglia di rimpiangerlo. leggi tutto

Lo diciamo meravigliandoci di noi stessi che ben conosciamo le "magagne" del manager che ha segnato la storia del gruppo del Lingotto e dei rapporti sindacali. Tante volte , da cronisti del mondo del lavoro , ci siamo imbattuti nei durissimi attacchi portati ai lavoratori, nelle offensive senza quartiere contro i sindacati, nelle "punizioni" inflitte ai lavoratori e ai rappresentanti della Fiom in particolare. Ma a fronte delle miserie del "moderno " manager, Sergio Marchionne, ci viene da dire " a da venì Romiti". Espressione che ci costa molto pronunciare anche perché nell'intervista il Romiti, antioiperaio, provocatore nel senso politico della parola, quello che vedeva brigatisti ovunque. Racconta del licenziamento di sessantun operai , tutti terroristi, come ha sempre detto, legati alla br, dice, secondo le sentenze dei tribunali. Ma, forse, il ricordo gli si sbiadisce nella menteoppure vuole convincere se stesso che quella decisione era giusta.

Nel mirino gli accordi separati con Cisl e Uil

Nell'intervista Romiti prende di mira Marchionne, ma ce l'ha anche con Bonanni, Angeletti, gli accordi separati. Al manager " moderno", ora con la polo, in inverno con i maglioncini, rifila bastonate, una vera e propria lezione di "galateo" sindacale. Già il titolo rende è tutto un programma: " A Marchionne dico: i sindacati? Li puoi battere, non dividere". Romiti: durante le vertenze anche le tensioni vanno governate Operai e azienda? La contrapposizione di interessi ci sarà sempre."

Meriterebbe pubblicare il testo integrale dell'intervista, se non ci fossero i diritti di autore. Ci limitaimo a riportarne alcuni stralci. "Dividere il sindacato- dice Romiti- è un errore grave, perchè il sindacato escluso ti tormenterà nelle fabbriche; a maggior ragione se è il sindacato più grande. Ed è proprio quel che sta accadendo». Poi Cesare Romit definisce un «un crinale pericoloso» quello seguito da Sergio Marchionne. «Il rapporto tra azienda e sindacato- afferma il vecchio leader, così si può dire, del Lingotto è un rapporto dialettico. È sbagliato rinunciare a parlarsi, cercare accordi separati, lasciar fuori qualcuno». Romiti parla di un diverso approccio di Marchionne con il leader della Cgil Epifani e i leader di Cisl e Uil. Marchionne ironizza Romiti li «elogia ... chiamandoli pure per nome, tra gli applausi». L'ex ad Fiat dice di augurarsi «davvero che si apra un nuovo ciclo virtuoso» ma osserva che «la teoria della pacificazione generale e la divisione del sindacato non mi sembrano le premesse giuste. Anzi, sono le premesse che hanno creato il caso Melfi».

Per Romiti è sbagliato fra azienda e sindacati «rinunciare a parlarsi» o «cercare accordi separati». Parlando dell'intervento di Marchionne al meeting di Rimini va giù senza giri di parole. " In un momento in cui sarebbe meglio placare le divisioni, le si alimenta». L'attuale ad di Fiat non convince «quando tratteggia un futuro in cui non esiste la lotta di classe». «Guai-afferma- se mancasse la contrapposizione degli interessi». Detto da Romiti è un vero e proprio schiaffo al manager " moderno" che sa di filosofia, dà lezioni di relazioni industriali, di storia delle dottrine politiche, un tuttologo che però non riesce a vendere le auto.

Lo scontro va rabbonito non eccitato

Il colpo di grazia di Romiti arriva quando risponde a Cazzullo in merito al licenziamento dei tre tre operai di Melfi: «Il licenziamento dei tre-dice-può anche essere legittimo, per quanto due di loro siano sindacalisti. Ma io non avrei acuito la tensione. Se il tribunale decide per il reintegro, si prepara l'appello, e intanto si rispetta la sentenza. Lo scontro va rabbonito, non eccitato». Marchionne che aveva dichiarato che la Fiat si era sempre comportata come aveva fatto lui è servito. Romiti poi accentua la critica all'ad del Lingotto e a quanti hanno paragonato i sessantuno licenziamenti del 1979, gestione Romiti appunto,a Mirafiori con la Melfi del 2010. Torna sulle sue vecchie argomentazioni: a Torino c'era «il terrorismo nelle fabbriche ma, su Melfi dice che «è sempre stata una fabbrica tranquilla". Poi arriva il colpo anche per gli attuali sindacalisti, tipo Bonanni e Angeletti, quelli che Marchionne elogia e chiama per nome.

Lama, Carniti, Benvenuto, Bertinotti, altro calibro

Diversa la situazione con il 1980.Romiti ricorda l'uccisione di Carlo Casalegno, vicedirettore de La Stampa e del responsabile della pianificazione Carlo Ghiglieno. Insiste sulla presenza di

operai legati all'eversione armata. " Altro che i tre operai di Melfi licenziati". Insiste: " Allora scorreva il sangue". Ricorda che di fronte avevamo leader sindacali che si chiamavano Lama, Carniti, Benvenuto, Bertinotti noi non ci siamo mai sognati di dividere il sindacato, non voglio fare paragoni con quelli di oggi, ma diciamo che erano leader di un certo calibro. " A Bonanni e Angeletti fischieranno di certro le orecchie.

Melfi, una fabbrica tranquilla,ideale

Poi prosegue: "Come si fa a paragonare la Mirafiori del 1979 con la Melfi del 2010? A Torino avevamo decine di migliaia di operai, un partito comunista fortissimo, il terrorismo nelle fabbriche. Melfi è sempre stata una fabbrica tranquilla, ideale. Le sono particolarmente affezionato perché l'ho voluta io. E ricordo ancora la gioia con cui, quando gli telefonai, reagì il sindaco, al pensiero dei concittadini che avrebbero avuto un'opportunità di lavoro. Gente particolarmente adatta: seria, affidabile. " Un'altra parte dell'intervista Romiti la dedicai ai vantati successi della gestione Marchionne. Ricorda che quando lui lascio la Fiat nel 1998 il gruppo si trovava in una situazione ottimale. Ancora: le "imprese " all'estero di cui l'attuale ad si fa vanto vengono così ridimensionate: " Marchionne- dice-ha fatto bene a parlare del presente e del futuro. Ma le cose di oggi esistono perché c'è stato il passato. Del passato non s'è parlato. O, meglio, si è parlato delle presenze internazionali della Fiat come di realizzazioni nuove, anche là dove si tratta di fatti acquisiti».??A cosa si riferisce gli chiede l'intervistatore? Risposta secca: " Al Brasile. Agli Stati Uniti, per quanto riguarda le macchine movimento terra e i trattori. Alla Cina. Quando arrivai, nel '74, il Brasile era sguarnito: vi si era insediata la Volkswagen. La Fiat, con Peccei, aveva puntato sull'Argentina: una tragedia. Smobilitai l'Argentina e riorganizzai ex novo la nostra presenza in Brasile, dove nacque uno dei principali stabilimenti Fiat, da cui sono sempre venuti forti utili». L'intervista finisce. Se Marchionne è quell'uomo intelligente, o meglio furbo, astuto, che si dice, dovrebbe andare a nascondersi in una delle sue residenze dorate, o per perlomeno, potrebbe abbassare le penne.

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Ultimo aggiornamento (Domenica 29 Agosto 2010 10:51)

 
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