Il settore agricolo vive difficoltà che non dipendono solo dalla crisi generale
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"Nonostante i successi raccolti dal made in Italy, dal made in Lazio e dal made in Ciociaria, agroalimentare all'estero, dove crescono le esportazioni e in Italia, dove tengono i consumi, il settore agricolo vive una situazione di difficoltà che non dipende solo dalla crisi generale". A parlare è Gianni Lisi che aggiunge: "Tutto ciò emerge in relazione ai dati emersi dal Rapporto Inea sullo stato dell'agricoltura secondo il quale Il 50% delle aziende agricole ha un livello di redditività inadeguato. Il nostro Paese sta vivendo i drammatici effetti di quelli che sono i due furti ai quali è sottoposta giornalmente la nostra agricoltura: da una parte il furto di identità e di immagine che vede sfacciatamente immesso in commercio cibo proveniente da chissà quale parte del mondo come italiano; dall'altra il furto di valore aggiunto che vede sottopagati i nostri prodotti agricoli senza alcun beneficio per i consumatori. Gli inganni del finto Made in Italy sugli scaffali riguardano - che in alcuni casi riguardano anche i prodotti laziali e ciociari - due prosciutti su tre venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all'estero, ma anche tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro che sono stranieri senza indicazione in etichetta, oltre un terzo della pasta ottenuta da grano che non è stato coltivato in Italia all'insaputa dei consumatori, e la metà delle mozzarelle non a denominazione di origine che sono fatte con latte o addirittura cagliate straniere, come ha confermato il recente allarme per la mozzarella blu. I nuovi poteri forti della filiera agroalimentare come la grande distribuzione commerciale – aggiunge il direttore della Coldiretti di Frosinone, Gianni Lisi - sfruttano il loro potere di mercato nei confronti degli agricoltori, che in molti casi non riescono a coprire i costi di produzione. Per ogni euro speso dai consumatori per l'acquisto di alimenti oltre la metà (il 60 per cento) va alla distribuzione commerciale, il 23 per cento all'industria di trasformazione e solo il 17 per cento per remunerare il prodotto agricolo. Il prezzo di un prodotto aumenta piu' di cinque volte dal campo alla tavola per colpa delle distorsioni e delle speculazioni lungo la filiera.Dati su cui riflettere ma anche da far mergere per continuare in quel rapporto ìdi chiarezza e correttezza con i cittadini-consumatori - sottolinea Lisi. Per sostenere la redditività delle imprese agricole, la Coldiretti è impegnata nel progetto operativo per una "Filiera agricola tutta italiana" che ha come obiettivo di eliminare le distorsioni e tagliare le intermediazioni con l'offerta attraverso la rete di consorzi agrari, cooperative, farmers market, agriturismi e imprese agricole di prodotti alimentari al cento per cento italiani firmati dagli agricoltori al giusto prezzo. Su questi binari la nostra azione - conclude Lisi - anche in provincia di Frosinone continua senza sosta.
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Ultimo aggiornamento (Martedì 24 Agosto 2010 10:44)










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